A volte, ripenso a quell’immagine, mi capita spesso la mattina in quello stato ibrido di risveglio che ancora si aggrappa al sonno precedente, cerco di ricordare se quell’immagine l’ho sognata o se l’ho scattata davvero. Se, come tante altre volte, ho deciso di scattare, o se come capita spesso, ho deciso di tenermela nella mente. Questo esercizio in quel frangente mattutino dove la percezione del tempo è estremamente manipolabile è parte della mia ispirazione, guardare le immagini senza scattarsele, guardarle e lasciarle sedimentare, per lasciarle uscire poi dall’archivio mentale inaspettatamente.

 Immagazziniamo immagini e le restituiamo. 

Sarebbe bello capire come e perché il nostro cervello ce le possa restituire proprio in quel frangente, da cosa siano state indotte, da quale colore o sensazione il nostro hard disk mentale abbia attinto. Ma questo ha a che fare con i circuiti della memoria personale di ognuno. 

Se la fotografia è appunto la memoria, le immagini di Gianfranco sono anche la sua memoria, sono i suoi sogni, i suoi viaggi, quello che ha mangiato, le persone con cui ha parlato, i libri che ha letto, i film che ha visto, come e quando si è emozionato, il suo vissuto….. che non tendono a rappresentare unicamente il presente ma che palesano tutto il suo sentire aldilà del mezzo.”


Pierclaudio Duranti