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Fotografie per l’inconscio.

Guardando le foto, colme di una bellezza elegante e allo stesso tempo gentile e pensando a quel “Io” del titolo non riesco a non pensare al mito di IO, che dopo essere scappata dal tafano di Era, finalmente ritornata umana, si gode la sua salvezza nella sua nuova terra. L’avventura è stata faticosa e provante ma infine una nuova vita è arrivata.

Negli autoritratti di questo lavoro, Romina è sospesa in un “non luogo”, dove il suo corpo si intravede, dove spicca il suo volto, il suo sguardo e i suoi lunghi capelli, è nel suo luogo, privato ed esclusivo. Sicuro.

Dove si può permettere di essere.

Non è forse vero che ogni essere umano ha un luogo intimo di riflessione e rigenerazione, di segreto e di contemplazione che non condivide con nessuno? Dove può mostrarsi per quello che è davvero?

Difficile scrivere di questo lavoro. Si ha quasi l’impressione di profanare un rito sacro privato e prezioso, tanta è la potenza di queste immagini, che parlano più all’inconscio che alla mente.

Un femminile fiero e stabile, consapevole, che non deve essere disturbato.

C’è un silenzio profondo. Nel volto e nelle dune, tra gli alberi, tra i capelli, nelle braccia che abbracciano e proteggono, nei cespugli forti e nei rami spogli.

Nessuno”, nel titolo, sembra essere un ammonimento: nessuno può entrare in quel mondo.

Devo ricorrere a abbinamenti istintivi per interpretare un racconto così ermetico eppure così chiaramente rappresentato: una terra spaccata da crepe di aridità, nuvole gonfie di pioggia, rami spezzati.

Malinconia e forza. Rimpianto e nostalgia. Rassegnazione e resilienza.

Queste le mie sensazioni degli sguardi, delle pose, degli autoritratti abbinati ai paesaggi di una terra selvaggia, mediterranea, difficile, dove la natura resiste.

Il momento della disperazione sembra però passato, c’è spazio anche per sognare un futuro.

E’ tempo di pensare a una nuova primavera. Di pensare di tornare a sbocciare anche al di là del recinto che ancora non si è saltato.

Vanessa Rusci