“Prove di Volo” di Daniele Gambassi è un racconto personale e commovente sulla rielaborazione di una perdita e trasformazione del dolore. Si parte da un’immagine di morte ed il vuoto che la perdita di una madre lascia nella vita di chi resta. Una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo. Si cerca un ritorno all’intimità della casa ma immagini di vuoto e desolazione continuano a riempire i nostri occhi. Un rapporto tra padre e figlio moncato da un’assenza così presente da diventare presenza, soggetto. L’immagine del tavolo con il divano, che dovrebbe suggerire nel nostro immaginario, famiglia calore e convivialità, diventa nel racconto di Daniele desolante, in declino. Sembra quasi di vedere i due uomini soli seduti al tavolo in una casa che va in malora, che ci sono senza esserci. Il senso di colpa dei sopravvissuti, il tentativo di rifugio nei ricordi d’infanzia che non arrivano in soccorso, ma assumono ancora una connotazione desolante. Solo nel momento in cui si riesce ad accettare il lutto e dare una simbolica degna sepoltura i toni si fanno chiari e c’è spazio per un nuovo inizio. S’iniziano a intravedere aperture, intese come spazi di crescita. L’acqua che ricorre come elemento, forse come richiamo al liquido amniotico del grembo materno si ritrae. La casa che simbolicamente rappresenta la famiglia si fa bianca, armonica. I toni si fanno chiari, ci sono spazi non più intesi come assenza ma terreno per spiccare un volo verso un futuro, con un dolore ormai rielaborato attraverso il sublime gesto simbolico del lasciar andare. Un volo carico di speranza e di presa di coscienza di ciò che significa planare verso il futuro, ormai lontani dal grembo materno.
Elisabetta Giuliani