Nettuno Apparente
C’è un momento, nella vita di un simbolo, in cui smette di essere un monumento distante e diventa qualcosa di vivo, quasi fragile. È quello che è successo a Mauro Macchi quando si è trovato davanti al Nettuno, ma non nel modo in cui siamo abituati a vederlo tutti i giorni passando per la piazza.
Il "Gigante" era lì, chiuso dentro la sua campana di plexiglass per il restauro. Sembrava quasi protetto in uno scrigno, sospeso in un tempo tutto suo. Mauro non si è fermato a guardare il cantiere, ma si è lasciato incantare da quello che succedeva su quella superficie trasparente.
La luce, sbattendo contro il plexiglass, ha iniziato a giocare brutti scherzi, o forse bellissimi regali. Il bronzo della statua si deformava, i muscoli del Nettuno sembravano muoversi sotto l’effetto di riflessi incredibili che trasformavano il metallo in qualcosa di quasi liquido. Non era più solo una statua: era un gioco di specchi, un’illusione ottica che regalava visioni che nessuno aveva mai notato prima.
Mauro ha cercato quei segni, quegli angoli dove il riflesso creava un simbolo nuovo. In ogni scatto c'è il pezzetto di una storia: una mano che sembra uscire dal vetro, uno sguardo che si sdoppia. È il Nettuno che tutti i bolognesi amano, ma visto attraverso una lente che lo rende intimo, quasi segreto.
Queste foto ci dicono che anche quando un simbolo è "chiuso" o impacchettato, continua a parlare a chi sa guardare. È un omaggio a Bologna e al suo simbolo più grande, colto in un momento di trasformazione Irripetibile, dove la plastica e la luce hanno deciso, per un attimo, di ridisegnare la bellezza.
A.M